GLI INGRANAGGI DEL BULLISMO, UNA MACCHINA DA BLOCCARE

Elena Belleri, Chiara Rizzo, Emma Saottini

Amanda, Laura, Marco, Michele, Alberto: siamo noi! Ma non solo, sono tutte le vittime o potenziali vittime del bullismo o della sua più attuale declinazione, il cyber bullismo. Ognuno, con un motivo differente, tutti accomunati dalla stessa sofferenza. Non è un destino ineluttabile, se si inizia a parlare di più dello stato d’animo con cui vivono gli adolescenti.  Non è una nostra sensazione a dircelo, è la cronaca.

Per ragionare attorno al concetto di bullismo ne abbiamo discusso con una nostra compagna che ha approfondito la questione insieme  alla professoressa Margherita Leone e con la psicologa Eleonora Caffelli, consulente di vari istituti scolastici. Grazie a loro abbiamo compreso che il bullismo è un atto di ignoranza, favorito da relazioni superficiali e che molte volte una persona assume atteggiamenti da bullo perché si sente inferiore e, attraverso un meccanismo psicologico di violenza/rivalsa, riesce invece a  sentirsi superiore.

Il bullismo è diffuso dalle elementari fino alle superiori, anche se in questo periodo si sta espandendo maggiormente nelle scuole medie.

Ma chi sono i protagonisti del bullismo?

Secondo la psicologa, sono dapprima la vittima, poi il bullo e quindi gli osservatori; i primi due citati sono protagonisti attivi, mentre gli osservatori sono passivi. Questi ultimi hanno un ruolo fondamentale, poiché hanno il potere di fermare l’atto, dato che a volte le vittime non hanno il coraggio di parlare perché hanno vergogna e paura, hanno il terrore che i bulli, di fronte ad una denuncia, possano aumentare la violenza. Inoltre esistono i cosiddetti “amici del bullo”, che generalmente  alimentano la sopraffazione per due motivi: o perché provano paura del prepotente e, schierandosi dalla sua parte, si sentono al sicuro; oppure fanno i galletti per seguire la massa, imitando il più forte.

Recentemente è stato diffuso uno studio della Federazione Italiana Società di Psicologia (Fisp), in cui è stato affrontato il possibile ruolo dello psicologo per quanto riguarda il bullismo a scuola. Secondo indagini Istat sui comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi, nel 2014, più del 50% degli 11/17enni è stata vittima di un episodio offensivo, irrispettoso e/o violento da parte di coetanei.

I comportamenti violenti che caratterizzano il bullismo sono i seguenti:
– Offese, parolacce e insulti;
– Derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare;
– Diffamazione;
– Esclusione per le proprie opinioni;
– Aggressioni fisiche.

Per gli psicologi si tratta di una vera e propria emergenza, che può essere contrastata a partire dall’intervento a scuola. “La figura dello psicologo all’interno dei contesti scolastici appare fondamentale, per individuare in maniera tempestiva i disagi prima che possano favorire lo sviluppo di sindromi psicologiche” sostiene Mario Sellini, segretario generale di AUPI, l’associazione unitaria degli psicologi italiani.

Elena Belleri, Chiara Rizzo, Emma Saottini

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