BULLISMO ANCHE NEGLI SPORT, COSA SI PUÒ FARE?

Federico Ghidini

Il bullismo è sempre più frequente: lo documenta l’ultima fonte ISTAT, dalla quale emerge anche il dato che il 52,7% delle aggressioni accade fra gli undici e i diciassette anni per il 20,9% delle ragazze e il 18,8% dei ragazzi. La rilevazione più preoccupante è che il 12,1% avviene tramite  aggressioni verbali, il 5,1% per diffamazione, il 4,7% tramite esclusioni dal gruppo e il 3,8% con aggressioni fisiche.

Le forme di bullismo possono essere varie: da quello verbale a quello fisico, da quello morale a quello sugli schermi di cellulari e tablet. Molto diffuso, soprattutto tra i giovanissimi, è il cyber bullismo (5,9%), il 7,1% per le ragazze, 4,6% è per i ragazzi.  Come scrive il sito ufficiale dell’Arma dei Carabinieri “le manifestazioni di prevaricazioni si distinguono in dirette e indirette; quelle dirette possono essere

fisiche e verbali”.

Secondo la professoressa di scienze motorie Cinzia Frizza il bullo può diventare tale per una serie di motivi, tra i quali: mancanza di empatia, situazioni in cui il bullo pensa di essere superiore alla vittima o è incapace di comprendere il significato e le conseguenzedelle sue azioni. Ancora: c’è il caso delle persone che vedono ma non raccontano per le quali si potrebbe pensare, con Martin Luther King: ”Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi, è l’ indifferenza dei buoni.”


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